Il sogno di uno Scrittore

C’era una volta un sogno…

Il sogno di un bambino…

Un bambino di terza elementare…





Era piccolissimo, eppure già grande con la sua fantasia! Aveva un vecchissimo computer che andava ancora con il DOS e i primissimi Windows, ma quello non era un problema per lui.

Un giorno accese quel vecchio computer, grande cosa per quei tempi, e, senza un motivo particolare, iniziò a scrivere una storia. La scrisse perché voleva fare colpo sulla maestra probabilmente. Voleva far vedere a tutti cosa poteva creare. O forse voleva solo trovare qualcosa di diverso da fare per occupare i suoi pomeriggi.

Ci mise l’anima in quella storia e la intitolò “Il Castello Pietroso”. Era formata da tanti capitoli, i quali non avevano un nome specifico, ma semplicemente “Primo capitolo”, “Secondo capitolo”, e così via. Quanti fossero in totale nessuno lo ricorda, ma erano sopra la trentina. Il bambino, contento di quello che stava facendo e preso dall’euforia come non mai, inseriva all’inizio di ogni pagina il numero del capitolo in questione, poi cominciava a scrivere. Dopo uno standard di 5-8 righe, il capitolo era finito! Scriveva “Fine del ** capitolo” e andava alla pagina successiva, dove continuava con quello nuovo.

Voleva farne tanti. Per la sua mente da bambino, più capitoli faceva, più era bravo, e non importava se ogni capitolo era solo di 5 righe!

Beata gioventù…

Un paio di settimane dopo, quando lo finì, stampò tutti i fogli con la vecchissima stampante che aveva, avendo particolare cura di riservare la prima pagina interamente per il titolo, scritto bello in grande. Una volta fatto il tutto, racchiuse tutti i fogli, sistemati, in una di quelle semplici cartellette colorate che ancora oggi si usano tanto. Scrisse il suo nome sulla cartelletta, e andò a scuola con un sorriso raggiante. Quando la campana di quel giorno suonò, consegnò il tutto alla sua maestra d’italiano, Graziella, la più amata da sempre, ed uscì dalla scuola senza dare il tempo alla donna di poter replicare o fare domande.

Quel pomeriggio i genitori del bambino ricevettero una telefonata. Era la maestra Graziella. Aveva letto tutto il “libro” ed ora li aveva chiamati per chiedere loro chi vi fosse ad aiutare il suo alunno mentre scriveva. La maestra cioè, voleva sapere se il bambino era stato aiutato dai suoi genitori oppure da qualcun altro. I genitori non seppero cosa rispondere, e chiesero se forse non aveva sbagliato numero o addirittura bambino. Ma la maestra non aveva sbagliato, e tutti rimasero a bocca aperta. I genitori perché non sospettavano neanche lontanamente quel che il loro figlio facesse, e la maestra perché capì che il bambino aveva fatto tutto da solo, una cosa semi-incredibile per quell’età.

Naturalmente “Il Castello Pietroso” non poteva essere definito un vero libro, e della trama si sa ben poco. Le poche notizie giunte fino a noi dicono che il protagonista era un cavaliere, o qualcosa del genere, che doveva combattere il ben noto cattivo, un mago malvagio, il quale aveva rapito e imprigionato la principessa, colei che aveva giurato eterno amore al cavaliere. Il compito del protagonista era quello di, dapprima, trovare la principessa, per poi sconfiggere il mago. Ingranaggi, botole, trucchi, caverne, nascondigli, accessi segreti, magia, eroismo. Tutto ciò, ma ad un livello stilistico molto basso, era “Il Castello Pietroso”.

In poco tempo lo seppe quasi tutta la scuola elementare.

Andrea, era questo il nome del bambino, era in tripudio. Felice di essere finalmente lodato per qualcosa, contentissimo per aver superato di gran lunga le aspettative di chiunque, entusiasta per aver trovato una cosa che gli piacesse e che, allo stesso tempo, non fosse considerato un inutile passatempo.

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